Circolare – 02/09/2020 – Prot. n. 23494 Rilascio patente di guida. Fotografia a corredo del certificato medico dematerializzato

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE,
GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE
Direzione generale per la motorizzazione

Prot. n. 23494

Roma, 2 settembre 2020

OGGETTO: Rilascio patente di guida. Fotografia a corredo del certificato medico dematerializzato.

Come noto, dal 6 luglio 2020 è entrata in vigore la procedura di dematerializzazione del certificato medico necessario per il rilascio della patente di guida.

Si ricorda che, successivamente alla verifica della sussistenza dei requisiti di idoneità psicofisica, il medico deve acquisire ed inserire nel sistema informatico della Direzione Generale per la Motorizzazione anche la fotografia e la firma del soggetto sottoposto ad accertamento, rendendosi, conseguentemente, garante della loro autenticità.

Tanto premesso, essendo già presente nel sistema informatico la fotografia del richiedente per il quale è stato predisposto il certificato medico dematerializzato, nell’istanza di rilascio della patente di guida all’Ufficio Motorizzazione civile – sia che la presentazione dell’istanza sia effettuata dall’interessato che da un soggetto delegato – non dovrà essere allegata alcuna fotografia in formato cartaceo.

Sarà sufficiente allegare all’istanza una fotocopia della ricevuta rilasciata dal medico accertatore, generata dal sistema informatico della Direzione Generale per la Motorizzazione, la cui autenticità può essere riscontrata tramite il sistema stesso.

IL DIRETTORE GENERALE
Dott. Ing. Alessandro Calchetti

Certificato medico dematerializzato: per l’istanza di rilascio della patente all’UMC non è necessario allegare la fotografia in formato cartaceo

Lo chiarisce la circolare prot. n. 23494 del Direttore Generale, Ing. Calchetti.

La dematerializzazione del certificato medico comporta l’acquisizione nel sistema informatico di foto e firma del richiedente, subito dopo la verifica della sussistenza dei requisiti di idoneità psico fisica.

Pertanto, foto e firma del soggetto per il quale è stato predisposto il certificato medico dematerializzato sono già presenti al momento della presentazione dell’istanza e quindi non è necessario presentare alcuna foto in formato cartaceo.

News: Ritiro patente: quali sono i casi in cui può essere ritirata

Quando ci si mette alla guida è necessario rispettare tutte le norme di buon senso e le regole imposte dal codice della strada.

Commettere delle infrazioni infatti, oltre a poter essere pericolo per la sicurezza della circolazione, può comportare sanzioni pecuniarie e alcune sanzioni accessorie che riguardano la patente di guida.

Le sanzioni accessorie che spesso vengono confuse, variano in funzione dell’infrazione commessa e  sono:

  • ritiro della patente
  • sospensione della patente
  • revisione della patente
  • revoca della patente

Ritiro della patente
Viene eseguito da chi accerta l’infrazione (quindi dagli organi di Polizia) quando:

  1. si guida sotto l’effetto di alcol o comunque con un tasso alcolemico nel sangue superiore ai valori consentiti (art. 186 e 186 bis del codice della strada)
  2. si guida utilizzando il cellulare o smartphone o altri dispositivi elettronici
  3. si guida con patente scaduta
  4. si superano i limiti massimi di velocità

1. Ritiro patente per guida in stato di ebrezza
Il conducente è considerato in stato di ebrezza quando il tasso alcolemico (la quantità di alcol espressa in grammi presente in ogni litro di sange) è superiore a 0,5 g/l (grammi di alcol /litri di sangue)
Questo tasso viene verificato dagli organi di Polizia attraverso l’alcol test, uno strumento omologato in cui è necessario soffiare per vedere apparire immediatamente sul display il valore del tasso alcolemico

 

Cosa succede se ci si rifiuta di sottoporsi ad alcol test?
Il Codice della strada prevede, per chi si rifiuta di sottoporsi al test dell’alcol, le stesse sanzioni della guida in stato di ebbrezza per lo scaglione massimo, quello cioè oltre 1,5 g/l. Quindi, chi non vuole sottoporsi all’etilometro o alle analisi del sangue in ospedale, o non intende seguire la polizia al comando incorre:

  • in un’ammenda che va da un minimo di 1.500 a un massimo di 6.000 euro;
  • all’arresto per un periodo che va da sei mesi a un anno;
  • nella sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a due anni, con l’obbligo di sottoporsi a visita medica;
  • la decurtazione di 10 punti dalla patente;
  • la confisca del veicolo, a meno che non sia di proprietà di un terzo;
  • la revoca della patente di guida in caso di recidiva.

Tasso alcolemico e sanzioni

 

Sono previste 3 livelli di superamento dei limiti

  1. tasso compreso tra 0,5 e 0,8 g/l
  2. tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l
  3. tasso alcolemico superiore a 1,5

1) Se il tasso alcolemico ha un valore compreso tra 0,5 e 0,8 g/litro è prevista una sanzione amministrativa che va da 532€  a 2.127€

In questo caso è prevista anche una sanzione accessoria: la patente viene infatti sospesa per un periodo che va da 3 a 6 mesi;
2) Se il tasso alcolemico ha un valore compreso tra 0,8 e 1,5 g/litro la violazione diventa un reato perseguibile penalmente; si rischia l’arresto fino a un massimo di 6 mesi
La sanzione va da 800€  a 3.200€, ed è prevista la sanzione accessoria della sospensione della patente da 6 mesi a un anno;
3)  Se l tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l  è previsto:

  • una sanzione amministrativa che va da 1.500€  a 6.000€
  • l’arresto da 6 mesi a un anno
  •  sanzione accessoria della sospensione della patente da uno a due anni.
  • la confisca dell’auto (significa che il veicolo diventa di proprietà dello Stato). Se, però, l’auto è intestata a un’altra persona, non è possibile procedere con la confisca, ma in questo caso la sospensione della patente va da 2 a 4 anni.

 

Se l’infrazione viene commessa 2 volte in un periodo di due anni (recidiva), la patente viene revocata.

 

Restituzione della patente dopo la sospensione per guida stato di ebbrezza

 

Terminato il periodo di sospensione previsto, per tornare in possesso della propria patente è necessario ottenere un certificato di idoneità rilasciato dalla Commissione medica locale.

L’accertamento sanitario, svolto da una commissione medica presso la ASL consiste in una valutazione anamnestica e nell’esibire recenti esami clinici (anamnestico del proprio curante, eventuale relazione del SerD o del NOA) e laboratoristici che indicano le attitudini al consumo recente e pregresso di alcol (etilglucuronide su matrice pilifera, CDT%, emocromocitometrico con formula, AST, ALT, gamma GT, elettroforesi sieroproteica). La CML deciderà il periodo di idoneità alla guida potendo calendarizzare a discrezione le opportune revisioni. Avverso la decisione della commissione è possibile fare ricorso al gabinetto medico di RFI.

 

2. Ritiro patente per guida con cellulare, smartphone o dispositivi elettronici

Quando si guida un veicolo, è necessario prestare la massima attenzione a tutto quello che ci circonda, alle norme stradali, ai limiti, ai segnali stradali.

Questa attenzione viene sensibilmente ridotta dall’uso del telefono cellulare o smartphone, non solo perchè ci obbliga spesso a distogliere lo sguardo dalla strada ma anche perchè impegnati in una conversazione o a pensare ad una mail, è evidente che la nostra attenzione è rivolta ad altro.

 

Il codice della strada prevede delle sanzioni pesanti per chi è sorpreso alla guida utilizzando il telefono cellulare, smartphone o tablet.
L’articolo 173 infatti prevede una sanzione amministrativa che va da 161€ a 647€ per chi viene sorpreso a guidare mentre telefona o invia messaggi o comunque consulta il telefono o lo smartphone o tablet.

Se però l’infrazione viene ripetuta 2 volte in due anni (recidiva) è prevista la sospensione della patente che va da 1 a 3 mesi

 

 

3. Ritiro patente per guida con patente scaduta

La  patente può essere ritirata perchè si guida con patente scaduta.

Ma quando scade la patente?

La patente deve essere rinnovata:

  • ogni 10 anni sino al compimento dei 50 anni di età
  •  ogni 5 anni per i titolari di patente  di età compresa tra 50 e 70 anni
  •  ogni 3 anni per gli automobilisti tra 70 e 80 anni di età
  •  ogni 2 anni per gli ultraottantenni

 

La  patente può avere una durata diversa quando la Commissione medica (per alcune patologie), ritiene di condizionarne la validità ad accertamenti sanitari che debbano avvenire con tempistiche differenti.
In ogni caso, è bene accertarsi della scadenza della propria patente verificandone la data al punto 4b
Guidare con la patente scaduta comporta una sanzione amministrativa che va da 160€  a 644€, più la sanzione accessoria del ritiro della patente scaduta.

4. Ritiro patente per superamento dei limiti di velocità

Un’altra causa di ritiro della patente è il superamento dei limiti di velocità. Questo avviene in due casi:

  • quando si è superato il limite di velocità con un eccesso compreso tra i 40 e i 60 km/h (l’infrazione prevede anche una multa che va dai 527€ e 2.108€ , la decurtazione di 6 punti e la sospensione della patente per un periodo che va da uno a tre mesi ma che possono diventare da otto a diciotto in caso di recidiva in un biennio;
  • quando si è superato il limite di velocità con un eccesso di oltre 60 km/h
    In questo caso la sanzione amministrativa  varia da un minimo di 821€ ad un massimo di 3.287€, la decurtazione di 10 punti e la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo che va da sei mesi a un anno. In caso di recidiva in un biennio è prevista la revoca della patente.

 

Scadenza patenti e procedure emergenza CORONAVIRUS 2020: aggiornamenti dal Ministero dei Trasporti

Articolo aggiornato al 1 aprile 2020 (con circolare del 1 aprile 2020)

A causa dell’emergenza Coronavirus in tutta Italia, le Motorizzazioni provinciali hanno sospeso la maggior parte delle attività, per questo motivo tutti gli esami per la patente sono sospesi. Gli esami per tutte le categorie di patenti sono stati  prorogati al 30 giugno 2020 – sono ugualmente sospesi anche gli esami di revisione della patente di guida o della qualificazione CQC nel periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 e il 15 aprile 2020.

Tutte le procedura di conversione o duplicazione di patente sono analogamente sospesi. Con quale tempistica? Dipende da caso a caso. Abbiamo cercato di schematizzare la casistica attraverso lo specchietto sottostante. Bisogna anche tenere conto del fatto che tutte le situazioni sono “in divenire”, vale a dire che ANCORA NON SI SA per quanto tempo si prolungherà questa situazione, dal momento che dipende prima di tutto dall’andamento del contagio.

Ecco  tutte le scadenze, così come indicato dalle varie comunicazioni ministeriali. In linea generale, per le patenti di guida viene applicata la norma relativa ai documenti di identità e riconoscimento (art. 104 del decreto “Cura Italia”), mentre CQC, ADR CAP e permessi provvisori di guida rientrano nella regolamentazione relativa ai titoli abilitativi.

Documento scaduto o prossimo alla scadenzaIn scadenza dalProroga di validità fino alArticolo di riferimento
Patenti di guida e patenti nautiche31/01/202031/08/2020Art. 104 DL 17/03/2020 “Cura Italia”

DPR 28/12/2000 N. 445 (lettera c art. 1 comma 1)

 Fogli rosaDal 1/2/2020 al 30/04/202030/6/2020• Decreto MIT del 10/3/2020
CQCDal 23/2/2020 al 29/06/202030/06/2020• DM delle Infrastrutture e Trasporti 10/03/2020 n. 106

• Art. 103 comma 3 DL 17/03/2020 “Cura Italia”

CFP – ADRDal 23/2/2020 al 29/06/202030/06/2020• DM delle Infrastrutture e Trasporti 10/03/2020 n. 106

• Art. 103 comma 3 DL 17/03/2020 “Cura Italia”

CAP (KA – KB)Dal 31/01/2020 al 15/04/202015/06/2020• ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020
Permessi provvisori di guida rilasciati ai sensi dell’art. 59 della legge 29 giugno 2010, n. 120, ai titolari di patente di guida che devono sottoporsi ad accertamento sanitario presso le commissioni mediche locali30/06/2020• decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, n 108, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 2020

• art. 103, comma 3, del d.l. 18/2020

Attestati rilasciati dalle commissioni mediche locali ai sensi dell’art. 115, comma 2, lettera a) del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, ai conducenti che hanno compiuto sessantacinque anni, per guidare autotreni, ed autoarticolati la cui massa complessiva a pieno carico sia superiore a 20 tDal 31/01/2020 al 15/04/202015/06/2020 • Art. 103 comma 2 DL 17/03/2020 “Cura Italia”
• Art. 59 Legge 29/06/2010 n. 120
• Art. 115 comma 2 lett. a e b del CDS
Attestati rilasciati dalle commissioni mediche locali ai sensi dell’art. 115, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 ai conducenti che hanno compiuto sessanta anni, per guidare autobus, autocarri, autotreni autoarticolati, autosnodati, adibiti al trasporto di persone,Dal 31/01/2020 al 15/04/202015/06/2020• Art. 103 comma 2 DL 17/03/2020 “Cura Italia”

• Art. 59 Legge 29/06/2010 n. 120

• Art. 115 comma 2 lett. a e b del CDS

Certificati medici rilasciati dai sanitari indicati all’art. 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, per il conseguimento della patente di guidaDal 31/01/2020 al 15/04/202015/06/2020• Art. 103 comma 2 DL 17/03/2020 “Cura Italia”
Attestati rilasciati al termine dei corsi di qualificazione iniziale ai sensi della direttiva 2003/59/CEDal 31/01/2020 al 15/04/202015/06/2020• Art. 103 comma 2 DL 17/03/2020 “Cura Italia”

GLI ESAMI PER IL CONSEGUIMENTO PATENTE E LA REVISIONE PATENTE SONO SOSPESI

Gli esami per tutte le categorie di patenti vengono sospesi e prorogati al 30 giugno 2020 – sono ugualmente sospesi anche gli esami di revisione della patente di guida o della qualificazione CQC nel periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 e il 15 aprile 2020

Fonte: Decreto MIT del 10/3/2020

CARTE DI CIRCOLAZIONE E PERMESSI DI CIRCOLAZIONE PROROGATI DI VALIDITA’ FINO AL 15 GIUGNO 2020

Ad esempio: – estratti della carta di circolazione rilasciati dagli UMC – ricevuta rilasciata dalle imprese di consulenza – fogli di via, rilasciati ai sensi dell’art. 99 c.d.s., fermo restando che si tratta di autorizzazioni provvisorie non già alla circolazione “ordinaria” bensì esclusivamente finalizzata a condurre i veicoli ai transiti di confine; – carte di circolazione, e le relative targhe EE – autorizzazioni alla circolazione di prova – autorizzazioni alla circolazione di veicoli a metano, cisterne, veicoli ATP

Fonte: Circolare MIT del 23/3/2020

REVISIONE VEICOLI, PROROGATA AL 31 OTTOBRE 2020

Autorizzata fino al 31 ottobre 2020 la circolazione dei veicoli che dovevano essere sottoposti entro il 31 luglio 2020 alle visite e prove di cui agli articoli 75, 78, 80 CDS. Tale disposizione vale anche nel caso in cui il veicolo sia stato sottoposto a revisione con esito “Ripetere” e fa riferimento anche a alle scadenze del DTT 307 (c.d. barrato rosa) per veicoli che trasportano merci in regime ADR.

Fonte: DL 17/03/2020 “Cura Italia”

CONVERSIONE PATENTI EXTRACOMUNITARIE

Per quanto riguarda i procedimenti amministrativi in corso (ad esempio le istanze per le conversioni di patenti extracomunitarie), il MIT ha chiarito, con la circolare del 23 marzo 2020, che “A norma del comma 1 dell’art. 103,sono sospesi fino al 15 aprile i termini di tutti i procedimenti amministrativi  ad istanza di parte o d’ufficio, pendenti a decorrere dal 23 febbraio 2020.. Pertanto, nella durata complessiva del procedimento, non si tiene conto del periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e la data del 15 aprile 2020″. Vedi anche l’articolo dedicato.

NB I veicoli considerati necessari per fare fronte all’emergenza COVID-19 sono gestiti con una procedura diversa

Gli Uffici periferici del DTNAGP garantiscono lo svolgimento delle attività ritenute indifferibili come ad esempio:
– visita, collaudo e immatricolazione di veicoli da destinare ad attività connesse alla gestione dell’emergenza sanitaria e dei servizi di trasporto pubblico (autobus, mezzi di soccorso, ecc.)
–  visita, collaudo e immatricolazione dei veicoli con titolo adibiti al trasporto di merci e persone
–  visita, collaudo e immatricolazione di veicoli adattati per la guida o il trasporto di persone disabili
–  visite periodiche ATP limitatamente ai veicoli che effettuano, nel periodo in questione, trasporti in ambito internazionale
– macchine agricole e macchine operatrici (circolare del 1 aprile 2020)

2018 – 2019 – 2020 Acquisizione e detenzione di armi: il decreto che attua la direttiva europea

DECRETO LEGISLATIVO 10 agosto 2018, n. 104

Attuazione della direttiva (UE) 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. (18G00127)

(GU n.209 del 8-9-2018)

Vigente al: 14-9-2018 2019 2020

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

Vista la legge 2 ottobre 1967, n. 895, recante disposizioni per il controllo delle armi;

Vista la legge 18 giugno 1969, n. 323, recante rilascio della licenza di porto d’armi per l’esercizio dello sport del tiro a volo;

Vista la legge 18 aprile 1975, n. 110, recante norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, e successive modificazioni;

Vista la legge 22 maggio 1975, n. 152, recante disposizioni a tutela dell’ordine pubblico, ed in particolare l’articolo 6;

Vista la legge 25 marzo 1986, n. 85, recante norme in materia di armi per uso sportivo;

Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 526, recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee – Legge comunitaria 1999, ed in particolare l’articolo 11;

Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea;

Visto il decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, recante attuazione della direttiva 2008/51/CE, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi;

Visto il decreto legislativo 29 settembre 2013, n. 121, recante disposizioni integrative e correttive del citato decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204;

Vista la legge 12 novembre 2011, n. 183, ed in particolare l’articolo 14, comma 7, con il quale e’ stato abrogato l’articolo 7 della legge 18 aprile 1975, n. 110, concernente il Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo;

Visto il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ed in particolare l’articolo 23, comma 12-sexiesdecies, con il quale e’ stata demandata, in via esclusiva, al Banco nazionale di prova l’attivita’ di accertamento della qualita’ di arma comune da sparo;

Vista la legge 9 luglio 1990, n. 185, come modificata dal decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, ed, in particolare l’articolo 1, comma 11;

Vista la direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009;

Visto il regolamento (CE) n. 258/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012;

Visto il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante codice dell’ordinamento militare, ed in particolare gli articoli 250 e 251;

Vista la legge 6 marzo 1987, n. 89, recante, norme per l’accertamento medico dell’idoneita’ al porto delle armi e per l’utilizzazione di mezzi di segnalazione luminosi per il soccorso alpino, e in particolare l’articolo 1;

Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, ed in particolare l’articolo 13;

Visto il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, recante attuazione della direttiva 91/477/CEE, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi;

Vista la legge 16 marzo 2006, n. 146, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall’Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001, ed in particolare l’articolo 15;

Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163 – Legge di delegazione europea 2016-2017, ed in particolare gli articoli 1, 2 e il relativo Allegato A;

Vista la direttiva (UE) 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’11 maggio 2018;

Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 agosto 2018;

Sulla proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia, dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico, della difesa e della salute;

E m a n a il seguente decreto legislativo:

 
Capo I
 
Norme in materia di fabbricazione, detenzione, porto delle armi da fuoco e loro tracciabilità
Art. 1 
Oggetto e campo di applicazione 

1. Il presente decreto costituisce attuazione della direttiva (UE)
2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, e integra la disciplina relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.

2. Il presente decreto non si applica all’acquisizione e alla detenzione di armi e munizioni appartenenti alle Forze Armate o di Polizia o ad Enti governativi, nonche’ di materiali di armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, e successive modificazioni.

Art. 2 
Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527  

1. Al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l’articolo 1, e’ sostituito dal seguente:

«Art. 1. 1. Il presente decreto costituisce attuazione della direttiva 91/477/CEE, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle armi da fuoco della categoria A della direttiva, limitatamente ai casi in cui la detenzione e il porto sono consentiti nel territorio dello Stato, nonche’ alle armi da fuoco delle categorie B e C della medesima direttiva.»;

b) l’articolo 1-bis e’ sostituito dal seguente:

«Art. 1-bis. 1. Ai fini del presente decreto, si intende per: a) “arma da fuoco”, qualsiasi arma portatile a canna che espelle, e’ progettata per espellere o puo’ essere trasformata al fine di espellere un colpo, una pallottola o un proiettile mediante l’azione di un propellente combustibile, ad eccezione degli oggetti di cui al punto III dell’allegato I della direttiva 91/477/CEE, e successive modificazioni. Si considera, altresi’, “arma da fuoco” qualsiasi oggetto idoneo a essere trasformato al fine di espellere un colpo, una pallottola o un proiettile mediante l’azione di un propellente combustibile se:

1) ha l’aspetto di un’arma da fuoco e,

2) come risultato delle sue caratteristiche di fabbricazione o del materiale a tal fine utilizzato, puo’ essere cosi’ trasformato;

b) “parte”, ciascuna delle seguenti componenti essenziali: la canna, il telaio, il fusto, comprese le parti sia superiore sia inferiore (upper receiver e lower receiver), nonche’, in relazione alle modalita’ di funzionamento, il carrello, il tamburo, l’otturatore o il blocco di culatta che, in quanto oggetti distinti, rientrano nella categoria in cui e’ stata classificata l’arma da fuoco sulla quale sono installati o sono destinati ad essere installati;

c) “armi da fuoco camuffate”: le armi fabbricate o trasformate in modo da assumere le caratteristiche esteriori di un altro oggetto;

d) “munizione”, l’insieme della cartuccia o dei suoi componenti, compresi i bossoli, gli inneschi, la polvere da sparo, le pallottole o i proiettili, utilizzati in un’arma da fuoco a condizione che tali componenti siano soggetti ad autorizzazione;

e) “tracciabilita’”, il controllo sistematico dei passaggi di proprieta’ dal fabbricante all’acquirente, o, laddove consentito, della disponibilita’ delle armi da fuoco e delle loro parti e munizioni, per finalita’ di prevenzione e repressione dei reati in materia, nonche’ per finalita’ di analisi dei relativi fenomeni criminali;

f) “intermediario”, qualsiasi persona fisica o giuridica, diversa dall’armaiolo e dai soggetti che esercitano la sola attivita’ di trasporto, che svolge, pur senza avere la materiale disponibilita’ di armi da fuoco, loro parti o munizioni, un’attivita’ professionale consistente integralmente o in parte:

1) nella negoziazione o organizzazione di transazioni dirette all’acquisto, alla vendita o alla fornitura di armi da fuoco, loro parti o munizioni;

2) nell’organizzazione del trasferimento di armi da fuoco, loro parti o munizioni all’interno del territorio nazionale o di altro Stato membro, dallo Stato italiano ad altro Stato anche terzo e viceversa o fra uno Stato membro e un altro Stato anche terzo e viceversa;

g) “armaiolo”, qualsiasi persona fisica o giuridica che esercita un’attivita’ professionale consistente integralmente o in parte in una o piu’ attivita’ fra le seguenti:

1) fabbricazione, commercio, scambio, assemblaggio, locazione, riparazione, disattivazione, modifica o trasformazione di armi da fuoco o loro parti;

2) fabbricazione, commercio, scambio, modifica o trasformazione di munizioni.».

Art. 3 
Modifiche al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773  

1. Al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 31, primo comma, sono aggiunti i seguenti periodi: «Ai titolari di licenza per la fabbricazione di armi di cui al presente comma e’ consentita, all’interno dei siti di fabbricazione indicati nella licenza, la rottamazione delle parti d’arma dai medesimi fabbricate e non ancora immesse sul mercato, anche se provviste della marcatura o dei segni identificativi o distintivi di cui all’articolo 11, comma 1, della legge 18 aprile 1975, n. 110. L’avvenuta rottamazione delle parti d’arma, iscritte nel registro di cui all’articolo 35, e’ immediatamente annotata nel medesimo registro.»;

b) all’articolo 31-bis, al comma 2 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L’operatore, nel caso in cui abbia la materiale disponibilita’ delle armi o delle munizioni, e’ obbligato alla tenuta del registro di cui, rispettivamente, agli articoli 35 e 55, nonche’ ad effettuare le relative annotazioni concernenti le operazioni eseguite.»;

c) all’articolo 34 e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «Per il trasporto di armi e parti d’arma tra soggetti muniti della licenza di cui all’articolo 31, l’obbligo dell’avviso e’ assolto mediante comunicazione, almeno 48 ore prima del trasporto medesimo, all’autorita’ di pubblica sicurezza, anche per via telematica attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La comunicazione deve accompagnare le armi e le parti d’arma.»;

d) all’articolo 38 sono apportate le seguenti modifiche:

1) il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all’articolo 1-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilita’, all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell’Arma dei carabinieri, ovvero anche per via telematica ai medesimi uffici o alla questura competente per territorio attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La denuncia e’ altresi’ necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 10 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 20 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.»;

2) il quarto comma e’ sostituito dai seguenti: «Chiunque detiene armi comuni da sparo senza essere in possesso di alcuna licenza di porto d’armi, ad eccezione di coloro che sono autorizzati dalla legge a portare armi senza licenza e dei collezionisti di armi antiche, e’ tenuto a presentare ogni cinque anni la certificazione medica prevista dall’articolo 35, comma 7, secondo le modalita’ disciplinate con il decreto di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204.

Qualora il detentore risulti titolare di licenza di porto d’armi, l’obbligo di presentazione del certificato decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata.

Nel caso di mancata presentazione del certificato medico, il prefetto puo’ vietare la detenzione delle armi denunciate, ai sensi dell’articolo 39.»;

e) all’articolo 43, secondo comma, dopo le parole «puo’ essere ricusata» sono inserite le seguenti: «ai soggetti di cui al primo comma qualora sia intervenuta la riabilitazione,».

Art. 4 
Modifiche alla legge 18 giugno 1969, n. 323 

1. Alla legge 18 giugno 1969, n. 323, il secondo comma dell’articolo unico, e’ sostituito dal seguente: «La licenza ha la durata di cinque anni dal giorno del rilascio e puo’ essere revocata dal questore a norma delle leggi di pubblica sicurezza.».

Art. 5 
Modifiche alla legge 18 aprile 1975, n. 110 

1. Alla legge 18 aprile 1975, n. 110, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 1, secondo comma, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Agli effetti della legge penale sono, altresi’, considerate armi tipo guerra le armi da fuoco camuffate di cui all’articolo 1-bis, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527.»;

b) all’articolo 2 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al secondo comma, secondo periodo, le parole: «contenenti un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a 15 colpi per le armi corte,» sono sostituite dalle seguenti:
«contenenti un numero superiore a 10 colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a 20 colpi per le armi corte,»;

2) al terzo comma, secondo periodo, le parole: «biodegradabili, prive di sostanze o preparati di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52» sono sostituite dalle seguenti: «prive di sostanze o miscele classificate come pericolose dall’articolo 3 del regolamento n. 1272/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008,»;

c) all’articolo 10 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al sesto comma, le parole: «e’ consentita nel numero di tre per le armi comuni da sparo e di sei per le armi di uso sportivo.»
sono sostituite dalle seguenti: «e’ consentita nel numero di tre per le armi comuni da sparo e di dodici per le armi di uso sportivo.»;

2) dopo il nono comma e’ inserito il seguente:

«Fermo restando il divieto di cui al nono comma, il titolare di licenza di collezione, in possesso della capacita’ di cui all’articolo 8, puo’ trasportare le armi presso poligoni o campi di tiro autorizzati per effettuare prove di funzionamento delle medesime armi. Ai fini del presente comma, la prova di funzionamento puo’ essere effettuata, per ciascuna arma con cadenza non inferiore a sei mesi e consiste nello sparo di un numero di colpi non superiore a 62.
Il munizionamento acquistato per l’effettuazione della prova di funzionamento deve essere consumato dal titolare della collezione entro ventiquattro ore dall’acquisto. Le violazioni alle disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del presente comma sono punite con l’ammenda fino a 1.000 euro.»;

d) all’articolo 11:

1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Marcatura delle armi comuni da sparo»;

2) il primo comma e’ sostituito dal seguente:

«Sulle armi prodotte, assemblate o introdotte nello Stato, deve essere impressa, senza ritardo, a cura del fabbricante, dell’assemblatore o dell’importatore una marcatura unica, chiara e permanente, dopo la fabbricazione, l’assemblaggio, o l’importazione.
Tale marcatura, contenente il nome, la sigla o il marchio del fabbricante o dell’assemblatore, il Paese o il luogo di fabbricazione o assemblaggio, il numero di serie e l’anno di fabbricazione o assemblaggio, qualora lo stesso non faccia parte del numero di serie e, ove possibile, il modello, deve essere impressa sul telaio o sul fusto o su un’altra parte dell’arma, di cui all’articolo 1-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527.
Puo’, altresi’, essere apposto il marchio del produttore. Nel caso in cui una parte dell’arma sia di dimensioni troppo ridotte per essere provvista della marcatura in conformita’ del presente articolo, essa e’ contrassegnata almeno da un numero di serie o da un codice alfanumerico o digitale. Un numero progressivo deve, altresi’, essere impresso sulle canne intercambiabili di armi. Il calibro deve essere riportato almeno sulla canna. Ogni marcatura deve essere apposta su una parte visibile dell’arma o facilmente ispezionabile senza attrezzi. A cura del Banco nazionale di prova deve essere apposta la sigla della Repubblica italiana e l’indicazione dell’anno in cui e’ avvenuta l’introduzione dell’arma nel territorio nazionale, salvo che l’indicazione dello Stato membro dell’Unione europea importatore e l’anno di importazione siano gia’ stati apposti dal medesimo Stato membro dell’Unione europea. Nei trasferimenti di armi da fuoco o delle loro parti dalle scorte governative ad usi permanentemente civili, le armi sono provviste della marcatura unica, ai sensi del presente comma, che consente di identificare l’ente che effettua il trasferimento.»;

3) dopo l’undicesimo comma e’ aggiunto, in fine, il seguente:

«Fermo restando quanto previsto dall’articolo 32, nono e decimo comma, e’ consentita la rottamazione delle armi, loro parti e relative munizioni, nonche’ la sostituzione della parte di arma su cui e’ stata apposta la marcatura qualora divenga inservibile, per rottura o usura, previo versamento delle stesse a cura dell’interessato, per la rottamazione, al Comando o Reparto delle Forze Armate competente per la rottamazione delle armi o altro ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero della difesa. Resta ferma la facolta’ del detentore di sostituire la parte di arma inservibile, per rottura o usura, oggetto della rottamazione con una corrispondente parte nuova recante la prescritta marcatura.»;

e) l’articolo 11-bis e’ sostituito dal seguente:

«Art. 11-bis – Tracciabilita’ delle armi e delle munizioni.

1. Nell’archivio di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 8, sono registrati e conservati per un periodo di trenta anni dalla data della distruzione, per ciascuna arma da fuoco, il tipo, la marca, il modello, il calibro, il numero di matricola di ciascuna arma e la marcatura apposta sull’arma quale marcatura unica ai sensi dell’articolo 11, nonche’ il numero di matricola o la marcatura unica applicata alla singola parte, nel caso in cui differisca dalla marcatura apposta su ciascuna arma da fuoco.
L’archivio contiene, altresi’, i dati identificativi del fornitore, dell’acquirente o del detentore dell’arma da fuoco.

2. Nel medesimo archivio sono registrati e conservati i dati di cui all’articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), della legge 6 dicembre 1993, n. 509, nonche’ i dati identificativi del fornitore e dell’acquirente delle munizioni medesime.»;

f) l’articolo 17 e’ sostituito dal seguente:

«Art. 17 – Compravendita di armi comuni da sparo per corrispondenza o mediante contratto a distanza.

1. Ferme restando le vigenti disposizioni in materia di importazione, esportazione e trasferimenti intracomunitari di armi comuni da sparo, alle persone residenti nello Stato e’ consentita la compravendita di armi comuni da sparo commissionate per corrispondenza o acquistate in base a contratto a distanza, di cui all’articolo 45, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, qualora l’acquirente sia autorizzato ad esercitare attivita’ industriali o commerciali in materia di armi, ovvero, se privo delle predette autorizzazioni, provveda al ritiro dell’arma presso un titolare di licenza per il commercio di armi comuni da sparo o presso un intermediario di armi, muniti, rispettivamente, delle licenze di cui agli articoli 31 e 31-bis del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Di ogni spedizione la ditta interessata deve dare comunicazione all’ufficio di pubblica sicurezza, o, in mancanza, al comando dei carabinieri del comune in cui risiede il destinatario.

2. I trasgressori sono puniti con la reclusione da uno a sei mesi e con la multa fino a euro 154.».

2. Gli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, lettera d), numero 3), sono pari a euro 300.000 annui a decorrere dall’anno 2018.

Art. 6 
Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 

1. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 13, il comma 2-bis e’ sostituito dal seguente:

«2-bis. In deroga a quanto previsto dai commi 1 e 2, e fermo restando il divieto assoluto di impiego di armi appartenenti alla categoria A, dell’allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, l’attivita’ venatoria non e’ consentita con l’uso del fucile rientrante fra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un’arma da fuoco automatica di cui alla categoria B, punto 9, del medesimo allegato I, nonche’ con l’uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert.»;

b) all’articolo 22, il comma 9 e’ sostituito dal seguente: «9. La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha la durata di cinque anni e puo’ essere rinnovata su domanda del titolare corredata di un nuovo certificato medico di idoneita’ di data non anteriore a tre mesi dalla domanda stessa.».

 
Art. 7 
Modifiche al del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 

1. All’articolo 12 del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Nel permesso di porto d’armi e nel nulla osta all’acquisto di cui all’articolo 55, terzo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’ indicato il numero massimo di munizioni di cui e’ consentito l’acquisto nel periodo di validita’ del titolo. La misura ha durata annuale ed e’ rinnovabile. Non sono computate le munizioni acquistate presso i poligoni delle sezioni dell’Unione italiana tiro a segno, immediatamente utilizzate negli stessi poligoni.».

Art. 8 
Modifiche alla legge 6 dicembre 1993, n. 509 

1. All’articolo 3, comma 2, della legge 6 dicembre 1993, n. 509, la lettera c) e’ sostituita dalla seguente: «c) il numero di identificazione del lotto, la quantita’ di cartucce in ogni imballaggio elementare, il calibro e il tipo di munizione;».

Art. 9 
Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 526 

1. All’articolo 11 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, al comma 5, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: «a) la verifica di conformita’ e’ effettuata dal Banco nazionale di prova, accertando in particolare che l’energia cinetica non superi 7,5 joule. I produttori e gli importatori sono tenuti a immatricolare gli strumenti di cui al presente articolo. Per identificare gli strumenti ad aria compressa e’ utilizzato uno specifico punzone da apporre ad opera e sotto la responsabilita’ del produttore o dell’eventuale importatore, che ne certifica l’energia entro il limite consentito;».

Art. 10 
Modifiche al decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43 

1. Al decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, all’articolo 3, comma 3-bis, dopo le parole: «munizioni e sostanze esplodenti, i soggetti di cui agli articoli» sono inserite le seguenti: «31-bis, nelle ipotesi di cui al comma 2, ultimo periodo, del medesimo articolo,».

Art. 11 
Norme di semplificazione in materia di tracciabilita’ delle armi e delle munizioni 

1. Al fine di assicurare standard uniformi degli strumenti di controllo delle armi da fuoco e delle munizioni e garantire lo scambio di dati con gli altri Stati membri dell’Unione europea, e’ istituito presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, un sistema informatico dedicato per la tracciabilita’ delle armi e delle munizioni.

2. Il sistema di cui al comma 1 contiene le seguenti informazioni:

a) per le armi da fuoco il tipo, la marca, il modello, il calibro, il numero di catalogo se presente, la classificazione secondo la normativa europea se presente, il numero di matricola di ciascuna arma e la marcatura apposta sul telaio o sul fusto quale marcatura unica ai sensi dell’articolo 11 della legge 18 aprile 1975, n.110, nonche’ il numero di matricola o la marcatura unica applicata alle loro parti, nel caso in cui questa differisca dalla marcatura apposta sul telaio o sul fusto di ciascuna arma da fuoco. Il sistema contiene, altresi’, i dati identificativi dei fornitori, degli acquirenti, dei detentori dell’arma, ivi compresi quelli riguardanti la sede legale qualora tali soggetti esercitino attivita’ d’impresa, l’indicazione delle operazioni aventi ad oggetto ogni arma e la data in cui sono state effettuate, il relativo prezzo, nonche’ gli estremi del titolo abilitativo all’acquisto e, nel caso di persona fisica diversa dall’imprenditore, il luogo di residenza. Nel sistema sono, inoltre, inseriti i dati relativi a qualsiasi operazione consistente in una trasformazione o modifica irreversibile dell’arma da fuoco che determini un cambiamento della categoria o della sottocategoria di cui all’allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, incluse la disattivazione o la distruzione certificate e la data in cui sono avvenute tali operazioni;

b) per le munizioni, le informazioni previste dall’articolo 55, primo comma, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e i dati di cui all’articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), della legge 6 dicembre 1993, n. 509;

c) per le armi diverse dalle armi da fuoco, le informazioni previste dall’articolo 35 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e dall’articolo 54, primo comma, del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, ivi compresi i dati relativi alle armi a modesta capacita’ offensiva.

3. I soggetti tenuti alla conservazione dei registri di cui all’articolo 35 e, limitatamente alle munizioni, all’articolo 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, provvedono ad immettere i dati relativi alle operazioni eseguite, secondo le modalita’ stabilite con i provvedimenti di cui al comma 6. L’inserimento dei dati nel sistema di cui al comma 1 costituisce valida modalita’ di assolvimento degli obblighi di cui all’articolo 35 e, limitatamente alle munizioni all’articolo 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

4. I dati concernenti le operazioni relative alle armi compiute dagli acquirenti e detentori diversi dai soggetti di cui al comma 3, sono inseriti dall’ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, dal locale comando dell’Arma dei Carabinieri ovvero dalla Questura competente per territorio in caso di trasmissione della denuncia per via telematica.

5. Il sistema informatico e’ consultabile dal personale delle Forze di polizia di cui all’articolo 16, primo comma, della legge 1° aprile 1981, n.121, nonche’ dal personale dell’Amministrazione civile dell’interno, in servizio presso le Prefetture – Uffici Territoriali del Governo, le Questure e gli uffici locali di pubblica sicurezza, per le finalita’ di controllo della circolazione delle armi e delle munizioni, nonche’ per la prevenzione e repressione dei reati commessi a mezzo di essi.

6. Con decreto del Ministro dell’interno adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministero della difesa e il Garante per la protezione dei dati personali, sono disciplinate, in conformita’ alle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali in ambito giudiziario e per finalita’ di polizia, le modalita’:

a) di funzionamento del sistema informatico;

b) di trasmissione e conservazione dei dati previsti dall’articolo 35 e, limitatamente alle munizioni, dall’articolo 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;

c) di autenticazione, autorizzazione e registrazione degli accessi e delle operazioni effettuate sul sistema;

d) di collegamento, ai fini di consultazione e riscontro dei dati, con il Centro elaborazione dati di cui all’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121;

e) di verifica della qualita’ e protezione dal danneggiamento e dalla distruzione accidentale o dolosa dei dati registrati e la loro sicura conservazione;

f) di trasmissione delle informazioni qualora il sistema informatico di cui al comma 1 non sia in grado di funzionare regolarmente a causa di eventi eccezionali.

7. Gli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo sono pari a euro 500.000 per l’anno 2018 e ad euro 1.000.000 per l’anno 2019, per l’istituzione del sistema informatico, e ad euro 300.000 annui a decorrere dall’anno 2020, per le attivita’ di gestione e manutenzione del sistema.

Capo II
 
Norme transitorie e finali
Art. 12 
Disposizioni transitorie e finali 

1. Le disposizioni di cui all’articolo unico, secondo comma, della legge 18 giugno 1969, n. 323, nonche’ quelle di cui all’articolo 22, comma 9, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, come modificate dal presente decreto, si applicano all’atto del rinnovo delle licenze ivi richiamate, rilasciate entro la data di entrata in vigore del decreto medesimo.

2. Fino all’adozione del decreto regolamentare previsto dall’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, l’adempimento di cui all’articolo 38, quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come modificato dal presente decreto, e’ assolto presentando un certificato rilasciato dal settore medico legale delle Aziende sanitarie locali, o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dal quale risulti che il richiedente non e’ affetto da malattie mentali oppure da vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacita’ di intendere e di volere.

3. Ferma restando la normativa vigente relativa ai requisiti psicofisici necessari per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di armi, l’accertamento dei medesimi requisiti e’ effettuato dagli uffici medico-legali e dai distretti sanitari delle aziende sanitarie locali o dalle strutture sanitarie militari o della Polizia di Stato, ovvero da singoli medici della Polizia di Stato, dei Vigili del fuoco o da medici militari in servizio permanente ed in attivita’ di servizio.

4. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 35, comma 5, e 38 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, l’acquisizione e la detenzione di armi di cui alla categoria A, punti 6 e 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, nonche’ di caricatori per armi da fuoco in grado di contenere un numero di colpi eccedente i limiti consentiti all’articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e’ consentita ai soli tiratori sportivi iscritti a federazioni sportive di tiro riconosciute dal CONI, nonche’ gli iscritti alle Federazioni di altri Paesi UE, agli iscritti alle Sezioni del Tiro a Segno nazionale, agli appartenenti alle associazioni dilettantistiche di tiro a segno affiliate al CONI.

5. A coloro che, alla data del 13 giugno 2017, detenevano legalmente le armi ed i caricatori di cui al comma 4, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia alla data di entrata in vigore del presente decreto. In caso di cessione a qualunque titolo, si applicano le disposizioni di cui al comma 4 del presente articolo.

6. A coloro che, alla data del 13 giugno 2017, detenevano legalmente armi di cui alla categoria A, punto 8, dell’Allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le armi di cui al periodo precedente possono essere trasferite soltanto per successione a causa di morte, per versamento ai competenti organi del Ministero della difesa, per cessione agli enti pubblici di cui all’articolo 10, quinto comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, ed ai soggetti muniti della licenza per la fabbricazione di armi, ovvero per cessione, con l’osservanza delle norme vigenti per l’esportazione a enti o persone residenti all’estero. L’erede, il privato o l’ente pubblico cui pervengono, in tutto o in parte, tali armi, e’ tenuto a farne denuncia ai sensi dell’articolo 38 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, ed a chiedere apposita licenza di collezione rilasciata dal questore.

7. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 10, decimo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, per l’acquisizione e la detenzione di armi da fuoco della categoria A, punti 6, 7 e 8, dell’Allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, loro parti e relative munizioni puo’ essere rilasciata dal questore apposita licenza di collezione in singoli casi eccezionali e debitamente motivati, previa comunicazione all’autorita’ delle misure adottate per far fronte a eventuali rischi per la pubblica sicurezza o l’ordine pubblico, nonche’ per la custodia delle armi da fuoco, delle loro parti al fine di assicurare un livello di sicurezza proporzionato ai rischi associati a un accesso non autorizzato agli stessi. La licenza di collezione delle predette armi puo’ essere rilasciata a coloro che le acquistano per causa di morte.

8. Fermo restando quanto previsto dal presente decreto, alle armi da fuoco della categoria A, punti 6, 7 e 8, dell’Allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Ai fini della legge penale, le armi di cui al periodo precedente sono considerate armi comuni da sparo.

9. I detentori di armi da fuoco della categoria A, punti 6, 7 e 8, dell’Allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, e loro parti adempiono alle disposizioni contenute nel presente decreto entro il 31 dicembre 2018.

Art. 13 
Disposizioni finanziarie 

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 5, comma 1, lettera d), numero 3), e dell’articolo 11, comma 1, del presente decreto, pari complessivamente ad euro 800.000 per l’anno 2018, ad euro 1.300.000 per l’anno 2019 e ad euro 600.000 annui a decorrere dall’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il recepimento della normativa europea, di cui all’articolo 41-bis della legge 24 dicembre 2012, n. 234.

2. Dall’attuazione del presente decreto, ad esclusione degli articoli 5, comma 1, lettera d), numero 3), e 11, comma 1, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 14 
Entrata in vigore 

1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore il 14 settembre 2018.

2. Dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 13, comma 6:

a) all’articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, le parole: «armi, munizioni e» sono soppresse e le parole: «agli articoli 35 e» sono sostituite dalle seguenti:

«all’articolo»;

b) all’articolo 6, del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) il comma 3 e’ abrogato;

2) al comma 4, le parole: «35, comma 1» sono soppresse;

c) all’articolo 11-bis della legge 18 aprile 1975, n. 110, il riferimento all’archivio di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 8, si intende sostituito dal riferimento al sistema informatico di cui all’articolo 11, comma 1. 3. L’obbligo di cui all’articolo 38, quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’ assolto entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Decorsi i dodici mesi e’ sempre possibile la presentazione del certificato nei 60 giorni successivi al ricevimento della diffida da parte dell’ufficio di pubblica sicurezza competente.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 10 agosto 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Savona, Ministro per gli affari europei

Salvini, Ministro dell’interno

Moavero Milanesi, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Bonafede, Ministro della giustizia

Tria, Ministro dell’economia e delle finanze

Di Maio, Ministro dello sviluppo economico

Trenta, Ministro della difesa

Grillo, Ministro della salute

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

2018 – 2019 – 2020 Requisiti psicofisici porto d’armi

Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personale – certificato porto d’armi

MINISTERO DELLA SANITA’

DECRETO 28 aprile 1998

 

 IL MINISTRO DELLA SANITA'
  Vista la  legge 6 marzo  1987, n.  89, che attribuisce  al Ministro
della  sanita'   il  potere   di  fissare   i  criteri   tecnici  per
l'accertamento  dei  requisiti  psicofisici minimi  per  ottenere  la
licenza di porto d'armi;
  Visto il  proprio decreto in data  14 settembre 1994, con  il quale
sono stati  determinati detti  requisiti in maniera  differenziata in
relazione ai diversi  tipi di armi, ai diversi  impieghi delle stesse
ed al loro diverso grado di pericolosita';
  Considerato che a  seguito dell'emanazione di tale  decreto si sono
manifestate     alcune    difficolta'     interpretative,    vertenti
particolarmente  sulle  disposizioni concernenti  l'accertamento  dei
requisiti visivi;
  Ritenuta la  necessita' di apportare al  testo opportune modifiche,
sia sotto  il profilo  tecnicoscientifico che medicolegale  e tecnico
-procedurale;
  Sentito il Consiglio superiore di sanita';
  Acquisito il  parere favorevole  della Conferenza permanente  per i
rapporti tra Stato, regioni e province autonome espresso nella seduta
dell'11 dicembre 1997;
                              Decreta:
                               Art. 1.
  I  requisiti  psicofisici minimi  per  il  rilascio ed  il  rinnovo
dell'autorizzazione al  porto di fucile  per uso di  caccia, prevista
dalla  legge  11 febbraio  1992,  n.  157,  ed  al porto  d'armi  per
l'esercizio dello  sport del  tiro al volo,  prevista dalla  legge 18
giugno 1969, n. 323, sono i seguenti:
  1)  Requisiti visivi:  acutezza  visiva non  inferiore  a 8/10  per
l'occhio  che  vede  meglio,   raggiungibile  con  lenti  sferiche  o
cilindriche  positive  o  negative  di  qualsiasi  valore  diottrico;
l'acutezza visiva puo' essere raggiunta anche con l'adozione di lenti
a contatto, anche associate ad occhiali.
  Per  i  monocoli (organici  e  funzionali)  l'acutezza visiva  deve
essere di  almeno 8/10, raggiungibile  anche con correzione  di lenti
normali o corneali, o con l'uso di entrambe.
  Senso cromatico sufficiente con percezione dei colori fondamentali,
accertabile con il test delle matassine colorate.
  2)  Requisiti   uditivi:  soglia  uditiva  non   superiore  a  30dB
nell'orecchio migliore, (come soglia si intende il valore medio della
soglia audiometrica espressa in dB HL per via aerea alle frequenze di
500,  1000, 2000  Hz) o,  in  alternativa, percezione  della voce  di
conversazione  con  fonemi combinati  a  non  meno  di sei  metri  di
distanza complessivamente.
  Tale  requisito  puo'  essere  raggiunto anche  con  l'utilizzo  di
protesi acustiche adeguate.
  In  caso di  valori di  soglia superiori  a quelli  sopra indicati,
l'idoneita' e' limitata all'esercizio della caccia in appostamento.
  3)  Adeguata  capacita' funzionale  degli  arti  superiori e  della
colonna vertebrale, raggiungibile, in  caso di minorazioni, anche con
l'adozione  di  idonei mezzi  protesici  od  ortesici che  consentano
potenzialmente il maneggio sicuro dell'arma.
  4) Assenza di alterazioni  neurologiche che possano interferire con
lo  stato di  vigilanza o  che abbiano  ripercussioni invalidanti  di
carattere motorio, statico e/o dinamico.
  5) Assenza di disturbi  mentali, di personalita' o comportamentali.
In  particolare,   non  deve  riscontrarsi  dipendenza   da  sostanze
stupefacenti, psicotrope  e da alcool. Costituisce  altresi' causa di
non idoneita' l'assunzione anche occasionale di sostanze stupefacenti
e l'abuso di alcool e/o di psicofarmaci.
                               Art. 2.
  I  requisiti  psicofisici minimi  per  il  rilascio ed  il  rinnovo
dell'autorizzazione al porto d'armi per  uso difesa personale, di cui
all'art.  42  del regio  decreto  18  giugno  1971,  n. 773,  sono  i
seguenti:
   1) Requisiti visivi:
  a) soggetti con visione binoculare:
     visus naturale minimo: 1/10 per ciascun occhio;
     visus corretto: 10/10 complessivi.
  E' ammessa correzione con lenti sferiche positive fino a 5 diottrie
e negative fino  a 10 diottrie; l'eventuale differenza  tra gli occhi
non  deve essere  superiore a  3 diottrie  per l'ipermetropia  e a  5
diottrie per la miopia.
  Per correzione si intende la correzione totale.
  Per  quanto  concerne  la correzione  dell'astigmatismo,  non  sono
ammessi   vizi  di   refrazione   superiori  alle   3  diottrie   per
l'astigmatismo   miopico,   alle   2  diottrie   per   l'astigmatismo
ipermetropico e alle 4 diottrie per l'astigmatismo misto.
  b) soggetti monocoli:
     visus naturale minimo: 1/10;
     visus corretto: 9/10.
  E' ammessa correzione con lenti sferiche positive fino a 5 diottrie
e negative fino a 10 diottrie.
  Per correzione si intende la correzione totale.
  Per quanto  concerne la  correzione dell'astigmatismo,  valgono gli
stessi valori riferiti ai soggetti con visione binoculare;
  c)   senso  cromatico   sufficiente  con   percezione  dei   colori
fondamentali, accertabile con il test delle matassine colorate.
  2)  Requisiti   uditivi:  soglia  uditiva  non   superiore  a  20dB
nell'orecchio migliore, (come soglia si intende il valore medio della
soglia audiometrica espressa in dB HL per via aerea alle frequenze di
500, 1000, 2000  Hz); comunque la soglia per  ciascuna frequenza deve
essere inferiore  a 50 dB.  In alternativa, percezione della  voce di
conversazione con fonemi combinati a non meno di 8 metri di distanza,
con non meno di 2  metri per l'orecchio peggiore, raggiungibile anche
con l'utilizzo di protesi acustiche adeguate.
  3)  Adeguata  capacita'  degli   arti  superiori  e  della  colonna
vertebrale  raggiungibile,   in  caso   di  minorazioni,   anche  con
l'adozione  di  idonei mezzi  protesici  od  ortesici che  consentano
potenzialmente il maneggio sicuro dell'arma.
  4) Assenza di alterazioni  neurologiche che possano interferire con
lo  stato di  vigilanza o  che abbiano  ripercussioni invalidanti  di
carattere motorio, statico o  dinamico. Non possono essere dichiarati
idonei i soggetti  che hanno sofferto negli ultimi due  anni di crisi
comiziali.
  5) Assenza di disturbi mentali, di personalita' o comportamentali.
  In  particolare,  non  deve  riscontrarsi  dipendenza  da  sostanze
stupefacenti, psicotrope  e da alcool. Costituisce  altresi' causa di
non idoneita' l'assunzione anche occasionale di sostanze stupefacenti
e l'abuso di alcool e/o psicofarmaci.
                               Art. 3.
  L'accertamento dei requisiti psicofisici e' effettuato dagli uffici
medicolegali o dai distretti sanitari delle unita' sanitarie locali o
dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato.
  Il  richiedente,  sottoponendosi  agli accertamenti,  e'  tenuto  a
presentare  un  certificato  anamnestico, da  compilarsi  secondo  il
modello di cui  all'allegato 1), rilasciato dal medico  di fiducia di
cui all'art.  25 della legge  23 dicembre 1978,  n. 833, di  data non
anteriore a tre mesi.
  Il medico certificatore prescrivera'  tutti gli ulteriori specifici
accertamenti che riterra' necessari,  da effettuarsi presso strutture
sanitarie pubbliche. Il certificato, da compilarsi secondo il modello
di cui all'allegato 2), viene consegnato all'interessato.
  Il giudizio  di non idoneita'  deve essere comunicato  entro cinque
giorni all'autorita' di pubblica  sicurezza competente per territorio
di residenza anagrafica dell'interessato.
                               Art. 4.
  Avverso  il giudizio  negativo l'interessato  puo', nel  termine di
trenta  giorni, proporre  ricorso  ad un  collegio medico  costituito
presso l'U.S.L. competente, di  norma a livello provinciale, composto
da almeno tre medici, pubblici  dipendenti, di cui uno specialista in
medicina legale delle  assicurazioni, ed integrato di  volta in volta
da specialisti nelle patologie inerenti al caso specifico.
  L'esito   del  ricorso   viene  comunicato   entro  cinque   giorni
all'interessato ed alla competente struttura di pubblica sicurezza.
  Tutti gli accertamenti  sanitari e le prestazioni  di laboratorio e
strumentali  derivanti dall'applicazione  del  presente decreto  sono
posti a totale carico del richiedente.
                               Art. 5.
  Il presente  decreto verra' trasmesso  alla Corte dei Conti  per la
registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
   Roma, 28 aprile 1998
                                                   Il Ministro: Bindi
Registrato alla Corte dei conti l'8 giugno 1998
Registro n. 1 Sanita', foglio n. 389